Microchip: Draghi impone il veto e protegge i chip italiani

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La crisi dei chip non terminerà a breve ma in qualche modo ogni paese deve fare la sua parte. La politica gioca un ruolo fondamentale in questo e l’Italia fa parlare di sé a livello internazionale. Nelle ultime ore, a tal proposito, è state resa nota una voce molto importante. Il Presidente Draghi avrebbe imposto il veto (suggerito dal ministro Giorgetti) circa “l’intromissione della Cina” nel mercato dei microchip in Italia. Andiamo a vedere la vicenda.

La crisi dei microchip continuerà a lungo ma i confini vanno difesi: il Presidente Draghi ha deciso di imporre il suo veto sulla Cina

È la seconda volta che parliamo del nostro Paese e di microchip. La prima volta era rispetto la “corte” che stava facendo ad Intel. Ma ora parliamo di un’azienda italiana (nata come italiana a dirla tutta), ovvero Applied Materials (già Baccini SpA). Questa azienda è attiva nella produzione di chip e nello specifico di materiali per il fotovoltaico. Per quale motivo ne parliamo? Il Presidente Draghi, giustamente, ha deciso di non permettere l’acquisto di un’azienda impegnata in un settore strategico come quello dei microchip da parte della Cina.

È la seconda volta che il premier italiano blocca un’acquisizione di un’azienda cinese nel settore dei microchip. La decisione è stata presa in una riunione di gabinetto il 18 novembre

, hanno riferito a Reuters due fonti governative, aggiungendo che il ministro dell’Industria Giancarlo Giorgetti aveva raccomandato il veto. Il motivo era che l’acquisizione avrebbe potuto avere conseguenze nel settore strategico dei semiconduttori.

microchip costruiti in casa

Tra i prodotti di Applied Materials ci sono macchinari utilizzati per fabbricare semiconduttori e altri componenti ad alta tecnologia. L’Italia si riserva il diritto di utilizzare il cosiddetto Golden Power, per scongiurare offerte indesiderate in settori ritenuti di importanza strategica come quello bancario, energetico, delle telecomunicazioni e della sanità.

Il Golden Power si applica ai gruppi extra-UE e – in un quadro temporaneo introdotto nel 2020 che dovrebbe scadere quest’anno – ai tentativi dei pretendenti dell’UE di acquistare società strategiche. Una delle fonti ha affermato che Roma prevede di estendere la situazione fino al 30 giugno 2022. Ciò includerebbe una misura che costringerebbe i corteggiatori dell’UE e dei paesi terzi a chiedere l’approvazione del governo per acquistare una partecipazione di almeno il 10% in società strategiche.

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