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Anche OPPO si unisce a Huawei verso la rinuncia ai servizi Google

Ha fatto senz’altro notizia la storia del ban USA nei confronti del colosso tecnologico Huawei e per la prima volta dal lancio del primo smartphone Android ci si è interrogati se fosse possibile convivere con un device privo dei servizi offerti da Google. Infatti fino ad oggi tutti gli smartphone Android basano gran parte dei loro servizi, e dunque del loro funzionamento, sulla piattaforma fornita da Google e nota come Google Media Services.

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La società Huawei ha cercato di correre ai ripari pensando e sviluppando un proprio sistema operativo, una sorta di ecosistema che prende il nome di Huawei Mobile Services, analogo a quanto Google mette a disposizione a miliardi di utenti. Il tempo ultimo scadrà il prossimo 16 febbraio 2020, dopo il quale il ban del governo americano dovrebbe concretizzarsi nei confronti dell’azienda cinese. Eppure per quanto possa sembrare bizzarro, un ecosistema proprietario, sembra sia la strada del futuro (almeno per i produttori di telefonia cinese), infatti alla strategia di Huawei si è afficanata anche OPPO che ha avviato una poderosa campagna di finanziamenti agli sviluppatori indiani, volta alla costruzione di una piattaforma di servizi per dispositivi mobili localizzata nel sub-continente indiano.

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Anche OPPO si unisce a Huawei verso la rinuncia ai servizi Google

Naturalmente, nella cosra verso lo sviluppo di un ecosistema proprietario, Huawei è avvantaggiata in termini di tempo e risorse tanto che Charles Peng, il CEO della divisione Consumer Business di Huawei and Honor India, ha affermato che i servizi fondamentali come quelli di pagamento, navigazione e messaggistica sono quasi pronti nella nuova piattaforma Huawei Mobile Services. Verrà inoltre sviluppato un ecosistema di applicazioni su cui convogliare i nuovi Huawei Mobile Services, permettendo quindi a tutti i dispositivi che non possono accedere alla piattaforma di Google, di usufruire di un’ueser experience di alto livello.

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Huaweri ha investito 1 miliardo di dollari verso gli sviluppatori indiani per l’integrazione delle proprie app nell’ecosistema proprietario, mentre OPPO in maniera più modesta ha elargito 140 milioni di dollari per lo sviluppo del nuovo ecosistema di servizi software con l’obiettivo di stimolare lo sviluppo di servizi compatibili con la ColorOS 7. Naturalmente per entrambe le aziende l’obiettivo è anche quello di incrementare la presenza sul mercato indiano, da sempre riconosciuto come una delle più floride piazze per la vendita di smartphone. Probabilmente la mossa di OPPO nei confronti della rcerca di serivizi Google alterntivi nasconde dell’altro, considerando la recente impennata di vendite nel mercato occidentale (dove i servizi di Big G sono fondamentali) ed in considerazione che da sempre l’azienda cinese si è rivelata una delle precursori del sistema operativo Android.

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